È perché sei tu che è così, perché se non fossi tu sarebbe tutto diverso, cioè io non sarei innamorata, o così credo, perchè sarebbe tutto normale e invece è proprio perché sei tu che è tutto così.

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Spegnimi una sigaretta addosso."
“Cosa?”
“Spegnimi una sigaretta addosso. Voglio che mi rimanga un segno di te.”
“Ma sei impazzita? Guarda che fa male!”
“No, te lo dico io cosa fa male. Fa male aspettare per giorni un messaggio che non arriva, fissare per ore un telefono che non squilla. Fa male non vederti e non poterti chiamare per dirti “Ehi, ci prendiamo un gelato?”. Fa male addormentarsi ogni notte chiedendosi cosa starai mai facendo tu. Fa male pensare che tra poco sarai a più di duemila chilometri da me, che non mi chiamerai più per sapere cosa c’è da studiare, che non ci saranno più serate passate insieme ubriachi a discutere dell’immortalità. Farà male quando farà freddo e non ti potrò abbracciare, quando verrà Natale e non ci faremo nessuna foto con il cappello rosso in testa. Farà male anche quando sarò felice e non te lo potrò dire, quando avrò voglia di stare con te e allora mi metterò a riguardare le nostre foto. Farà male quando tornerò a Parigi e non ci sarai più tu a stringermi davanti alla Tour Eiffel. E farà male quando bacerò un altro e penserò a te, quando studierò tutte quelle formule strane di cui abbiamo parlato tante volte. Farà male quando una sera d’estate, guarderò un cielo pieno di stelle e mi sembrerà di averti ancora accanto a me. Lo so, lo so che mi hai fatto male, e me ne farai ancora, quindi adesso spegnimi quella sigaretta addosso, perché mi voglio ricordare sempre che, nonostante tutto il male, io ti ho amato lo stesso. Nonostante tutto, ne è valsa la pena.

precipitatadaunasteroide (via nonhonientedispeciale)

(Source: precipitatadaunasteroide)

Non so se sono arrivata ad un punto di non ritorno, o è soltanto un’altra crisi domenicale, sta di fatto che sono stanca di combattere con i miei pensieri, con il mio cuore e con i miei sentimenti pur di non dargliela vinta. Se bisogna rischiare tutto nella vita io da una parte mi sento di non poterlo fare perchè quando arrivo al bivio, alla scelta, quando ammetto le scomode verità a me stessa sto male, vivo male, non sono pronta, ho troppo da perdere e dall’altra parte non ho nulla, un baratro. Come si fa a lasciare un porto sicuro per il mare aperto, profondo e pieno di insidie? Soprattutto perché farlo quando no ci sono apparenti motivi per lasciare quel porto, finché lo trovi un posto confortevole e in cui ti senti protetta, perché abbandonarlo per farsi del male? Semplicemente non lo fai, perché hai paura. Nonostante ti ripeti che vuoi rischiare tutto, che una vita senza correre qualche rischio non è una vita degna di essere vissuta. L’hai già fatto in passato sai cosa hai perso e sei ritornata al tuo porto, alla tua ancora di salvezza, perché ripetere tutto quando forse sai già come andrà a finire se ti butti in mare. E anche queste forse sono ancore alcune delle altre mille giustificazioni che mi do per evitare di essere messa di fronte a quello che non vorrei mai accadesse, ma è come se prima o poi dovesse succedere perché troppe volte mi son detta basta, troppe volte ho creduto che fosse facile mettere da parte questa storia, quando ancora dopo tutto questo tempo, dopo tutto quello che è successo e ci siamo detti io mi ritrovo ancora qui a perdere giornate intere a tormentarmi, E’ così per me , ora, un tormento. Se mi chiedessero di tornare indietro direi che preferirei non avere mai conosciuto quella persona ancora oggi fonte di angosce, debolezze e insicurezze, preferirei non averla mai incontrata, nonostante tutto, nonostante forse l’amore, il sentimento, il desiderio e l’emozione, perché ora sarei libera di amare, libera dai miei pensieri, da me stessa. Ogni gesto, ogni parola, ogni speranza dovrebbe essere rivolta in un senso e invece è sempre rivolta nell’altro. Non è giusto, non voglio che sia così, non è quello che ho mai voluto, non sono cattiva, sono solo vittima dell’amore, dell’immaginazione, e mi ritrovo impotente davanti a tutto questo, non so come uscirne, non l’ho mai saputo ed è inutile che mi illuda che ci riuscirò, è una prigione. Quando si dice che solo il tempo guarisce le ferite, certo, sono la prima a dirlo, è tutto verissimo, la ferita prima aperta brucia, ma poi inizia a rimarginarsi, diventa una cicatrice, che ti rimarrà per sempre, ma almeno non fa più male. Questa volta non è così perché la ferita rimane sempre aperta, passa un anno, due anni, tre o quattro ed è sempre lì, brucia e ogni sua parola, sorriso, risata, bacio al momento sembrano una cura, ma il giorno dopo la fanno bruciare come non mai, che pensi non ci sia altra soluzione che tagliarsi la gamba per liberarsi dal dolore e non sai come fare. La cosa peggiore è che questa ferita dovrebbe essere sparita da tempo, e altri dovrebbero avermela curata, che ormai forse nemmeno la cicatrice si dovrebbe più vedere, ma sono io stessa che voglio lasciarla aperta, sono io che voglio sentire tutto questo. Non voglio liberarmene, più che altro mi chiedo come fare quando la persona che me l’ha procurata è una presenza costante nella mia vita, che non riesco a mandare via, come se stessi nel mio porto sicuro, ma volessi uscire e avventurarmi fuori,barrampicandomi sugli scogli, per sentire la brezza marina, e gli schizzi delle onde sulla mia pelle perché mi fanno sentire viva e non voglio privarmi di questa sensazione, non lo vorrò mai. 

Come faccio a sapere cosa voglio quando da una parte mi sento in paradiso e all’inferno allo stesso tempo, quando cerco di costruire qualcosa, ma non so nemmeno distinguere amore e amicizia con lui. E’ un tormento e dopo un altro anno, un’altra estate che si avvicina io sono qui ancora a parlarne e trovare scuse, metafore, per qualcosa che forse è solo nella mia mente, ma mi imprigiona. 

Sapete quando ci si chiede “come si fa ad essere gelosi di una cosa che non è nemmeno tua?” e a maggior ragione nel mio caso oltre a non essere mia, non dovrei preoccuparmi nel più lontano dei modi dal punto di vista delle gelosia perché non può e forse non potrà mai nemmeno essere mia. Io non posso essere gelosa, volere per me una persona che invece dovrebbe essere libera, di certo non vincolata da me che faccio quello che voglio, perché il senso è che è come se io potessi fare qualsiasi cosa senza di lui, vivere la mia vita indipendentemente da lui, pensandoci qualche volta così, ma allo stesso tempo non voglio categoricamente che lui sia libero, voglio che lui pensi solo a me, che voglia solo me, farlo con me per la prima volta, anche se io non posso. Io libera da lui, ma lui non da me. È questo che vorrei, questa estrema forma di egoismo che mi porta a permettermi di dire “comportati bene” quando è in vacanza, per tenerlo con me quando con me non ci può stare. Eppure lo voglio per me, ne sono gelosa. Non posso, ma deve essere così. E siamo amici, facciamo finta, e io non ho imparato ancora a non fare l’innamorata.

Ma non ti senti come se mi stessi tradendo? Perché io si. Mi sento come se ti stessi tradendo tutti i giorni, per questo non parlo mai. Mi sento come se stessi tradendo il mio destino.